Chi l'ha detto che la vita è più facile per chi ha un cuore di ghiaccio?
Semplicemente quello che appare è che non voglio ulteriori complicazioni.
E' un modo per tenere lontane le persone che potrebbero farmi soffrire.
Si, perché anche quando si ha un buco al posto del cuore si può ancora soffrire.
Io non lo so se lo voglio riempire quel buco.
Non mi fido più di nessuno.
So solo che persino chi non mi conosce vede nei miei occhi le tracce che il dolore ha lasciato
e continua a lasciare.
Io vorrei che non si vedesse niente.
Che non mi venisse un nodo alla gola quando penso a come sto.
Vorrei che la gente non mi chiedesse più come sto.
O che almeno si accontentassero di una risposta superficiale.
Basta! Non guardatemi più negli occhi.
Non ricordatemi più quello che so.
Io non voglio pensare.
Vorrei cancellare tutto.
Ogni ricordo.
Sto cercando di ricominciare.
Ricominciare a camminare da sola.
Ricominciare a sentire il suono della mia risata.
Per piacere non ricordatemi quanto è dura.
Non ricordatemi le lacrime.
1 commento:
Fuori dal tempo, per comunanza di dolore, per similitudine di intensità, per vicinanza di penieri, e nel tempo un anno prima e altri anni prima, ci sono passato anch' io.
Mi ritrovai smoccolante, solo e straziato mentre le lacrime, coprendo le parole, mi ricordavano i miei amici torrenti, e mi ricordavano degli insegnamenti dimenticati e della cosa più importante che il dolore mi ha insegnato: Che più l' io, la nostra volontà ci spinge a volere, dimenticandoci di volerci bene, più quello che vogliamo è sbagliato.
Infatti, ciò che deve accadere, accade, senza troppa fatica, senza portarci su un fondo, spesso troppo melmoso sul quale chi in qualche modo dice di provare un qualche sentimento non ha il diritto di portarci. Non può perchè nega il presupposto base per cui due persone iniziano a danzare assieme.
Che è il gioco, ma non da intendere come un qualcosa di infantile, ma come dicevano i latini: "serio ludere" giocare seriamente. Il dolore svela, è in un certo senso apocalittico (dal greco apokalipsein: svelare) e in questa direzione si può trovare una cura che spesso è nella stessa malattia; ci svela qualcosa di noi stessi, ci apre a delle riflessioni che non si possono saltare.
Insomma anche Alan, che ti sta scrivendo, è passato da certe crocifissioni e alla fine dei vari calvari è giunto a comprendere che a volte, in un modo non logico, ma oscuro, cerchiamo i nostri carcerieri, i nostri torturatori e che spesso ciò che ci viene fatto è anche ciò che ci facciamo fare, ciò che permettiamo ci venga fatto.
L' amore, come diceva Freud, non è una faccenda dell' io ed è per questo che dove più forte è la volonta meno forte è l' amore.
Dopo molti torrenti di lacrime, dopo molte indifferenze, dopo innumerevoli mal di pancia, dopo persone sbagliate, a cui abbiamo dato troppo potere, forse con l' inconscia speranza che colmassero quell' atavica nostalgia di qualcuno che ci protegga, che dica che va tutto bene, che ci metta un cuscino quando stiamo per cadere, che non ci metta in discussione; gli psicologi la chiamerebbero proiezione paterna/materna ed in un certo senso ciò che forse cerchiamo in questa rappresentazione è poi un senso dell' esistere, e non lo troveremo mai, anche se quel misero e tapino di un ego ci vuole illudere che volere dovere potere sono la sua trinità del cazzo. Insomma in una tappa, credo fondamentale, di tutto questo percorso, ci siamo nuovamente incontrati.
Troppo duri entrambi, troppo dediti a mostrare un cuore di ghiaccio, che in realtà è un cuore caldo e pulsante, madido di vita e poco vale mostrare e credere di mostrare di essere duri, per forza agguerriti. Non ci siamo comunque difesi da chi ci ha fatto male e non siamo riusciti (in strade diverse) a non espiare ataviche forze.
Chi ha il coraggio di soffrire, di spremere la vita e di estrarne un succo prezioso, che ha il coraggio di piangere e ridere, che ha il coraggio rischiare, di mettersi in gioco e di attendere che la vita giri, un pò come il nostro pianetino che da tempo, senza sforzo di volontà, gira nell' universo, queste persone sono le persone che mi piacciono, con le quali mi sento di partecipare a questo folle gioco che è la vita, le altre le rispetto, come tutte le forme di vita, ma non mi piacciono.
Chi si muove solo sulle onde del potere e non sa cosa fa nemmeno mi piace perchè preferisco una persona cattiva che sa quello che fa piuttosto di una persona che dice di essere buona, si comporta da cattiva e poi dice che non ha fatto apposta. No!
Ci siamo incontrati e ne sono felice e dato che non stiamo facendo particolare e pericolse fatiche, forse il destino ci sta aiutando. Che continui.
Alan Tancredi
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